Appendice a conferma: mentre scrivo l'addetta al bar della biblioteca chiede ai ragazzi se hanno avuto un buon San Valentino e pure il sacerdote, durante la predica, vi ha fatto riferimento.
15 febbraio 2009
Happy Valentine's day!
Appendice a conferma: mentre scrivo l'addetta al bar della biblioteca chiede ai ragazzi se hanno avuto un buon San Valentino e pure il sacerdote, durante la predica, vi ha fatto riferimento.
2 febbraio 2009
Cosa mi piace degli Stati Uniti / What I like in the U.S.
Nonostante credo la definizione sia stata data più con vis polemica che raziocinio, raccolgo volentieri l'invito.
New York. Questa città mi è piaciuta, ho apprezzato tanto anche New Orleans. Sono città vive, dove ci sono i caffè per trovarsi e i locali nei quali sentire musica. Tuttavia ci sono stata poco, soprattutto a New Orleans e l'opinione risulta parziale.
Nella grande mela ho trascorso una settimana. Finalmente una città vera: un luogo dove poter trovare di tutto, fare di tutto. Immensa, ma ben collegata dai mezzi. Un luogo dove perdersi, nascondersi, ritrovarsi. Io ci ho vagabondato stanca sperando di tornarci.
Ma devo dire quel che mi piace.
In prima posizione metto la semplicità e la gentilezza degli americani. Iniziare a chiacchierare col vicino mentre si aspetta l'aereo, o conoscere l'avventore del bar o del ristorante accanto al quale siamo seduti è molto comune.
Insieme alla facilità di relazione, c'è una certa noncuranza verso l'abbigliamento che di sicuro preferisco all'ossessione nostrana. Tuttavia sapendo dove e quando andarci è facile trovare pure abiti e accessori dignitosi e di marca a prezzi ridotti.
Altro apprezzamento va alla stima che nutrono verso la propria classe politica. Assodato che George Bush sia stato il peggior presidente degli Stati Uniti e un idiota, ora i democratici incontrati nutrono una speranza verso l'uomo e il politico Barack Obama che in Italia non ho mai visto nè vagamente ipotizzato (e forse non è difficile capirne il perché).
Mi sto abituando alla fantastica comodità della rete: qui è piuttosto semplice trovare una rete-wireless non protetta da poter usare e la gente legge quotidianamente la posta e risponde subito alle mail.
Come anche in Germania, anche qui ci si porta caffè e tè appresso. Pratica che già avevo importato persino nella biblioteca comasca. Tuttavia gli americani non hanno grandi thermos come gli Alemanni, ma capienti tazze col tappo, da cui bere direttamente.
I bagni. La maggior parte dei bagni pubblici sono puliti e provvisti di carta. Evito l'ovvia comparazione.
Infine, ma di questi tempi, dovrebbe essere la prima, l'attitudine che le persone mostrano di fronte alla possibilità di perdere il lavoro o una posizione economica raggiunta. Ricominciano.
Quest'ultima constatazione apre confronti immensi che sento constantemente ripetere quando guardo la tv italiana in rete. Non si fa altro che guardare agli States eppure non è tutto oro quel che luccica e noi italiani ci autodemoliamo continuamente.
4 gennaio 2009
The american way
Pesci (19 febbraio - 20 marzo)
Cosa ti costerebbe collaborare con le forze del cambiamento? Ma non in modo rassegnato e risentito. Non con un senso di sconfitta, desiderando che tutto resti sempre uguale. E cosa dovresti fare, invece, per adattarti con entusiasmo ai cambiamenti in arrivo? Come potresti imparare a essere grato e felice per l’eterno fluire delle cose? Il tuo compito nel 2009, Pesci, sarà diventare un surfista esperto per cavalcare le magnifiche, allegre, gioiose onde della vita.
Le visite sono interessanti, ma anche in California dove fin'ora siamo prevalentemente stati non riesco a trovare quell'America letta in certi libri e vista in certi film. Gli States che desidero visitare fanno dunque parte solo di quella subculture che come turista non riesco a scovare? Non sono l'unica a provare queste sensazioni, mio fratello ha confessato di essere deluso nonostante sia contento del viaggio.
Per ricapitolare le tante miglia percorse.
Il giorno dopo Grand Canyon con la neve. Guidare nel deserto ha dato soddisfazione, limitarsi a vedere gli ammassi rocciosi coperti di neve, da un sentiero in mezzo ad altri turisti infreddoliti che come noi avevano pagato 25 $ per avere accesso al parco, meno.
Terza tappa Los Angeles dove abbiamo festeggiato Natale in un American bar a fish and chips. Il maltempo ci ha seguito e nello squallido ostello dove abbiamo alloggiato è mancata l'acqua calda per i primi tre giorni. Due docce in cinque giorni e dormito quasi vestita, ma L.A. m'è piaciuta. Le vie principali di downtown ospitano bei grattacieli da tipica città statunitense mentre altre aree fanno desiderare una vacanza estiva.
Il nostro alloggio era a Venice Beach, posto carino, ma particolare, forse quartiere alternative e non particolarmente ricco dato i personaggi che l'hanno affollato nel primo giorno di sole.
Col bel tempo l'indice di apprezzamento è sicuramente aumentato e finalmente c'era aria da "sognando California".
*Qui sono sulla spiaggia di Venice Beach nel giorno che ritengo il migliore sin'ora. Sole e mare hanno permesso una felice rilassatezza. Inizio a pensare che per la mia salute psicofisica mi dovrei trasferire al mare.
A qualche miglia di distanza Santa Monica e Beverly Hills, quest'ultimo è veramente bello. Sicuramente ricco, ma non kitsch come invece lo è Holliwood che mi ha lasciato quantomeno perplessa. Inoltre Beverly hills è stato l'unico posto dove ho sentito forte l'atmosfera natalizia, in tutte le altre città, infatti, gli addobbi erano minimi e miseri.
E se i pesanti lampadari sistemati sulla via principale di Beverly hills erano forse un po' eccessivi, li ho comunque preferiti al nulla di altre zone o all'atteggiamento "politically correct" della DePauw university che per non rischiare di offendere chi non è cristiano ha deciso di eliminare le decorazioni. Infatti prima di partire, nel midwest più conservatore quasi nessuno mi ha augurato Merry Christmas, ma Good holidays. E davanti al mio Why? mi è stato fatto notare che Christmas contiene il nome Christ. Le assurdità di questo paese vanno ingigantendosi ai miei occhi.
Le prossime tappe sono Miami, New Orleans e New York, ma potrei scrivere ancora a lungo sulle citta' visitate e insieme potrei unirci tanto altro come ho appena fatto in questo post che perde il capo e la coda, ma pazienza: this is the American way guys!
15 dicembre 2008
Sconsigliato ai precisi
Mi scuso fin d'ora per la scarsissima qualità della registrazione e della speaker. Come si suol dire migliorerà crescendo, hopefully.
6 dicembre 2008
26 novembre 2008
Ahead just of a fence (post lungo, lo so, ma urgeva)
Questa si svolge in una strada chiusa al traffico che porta alla fatidica scuola, se pur molto prima dell'entrata che non si vede. Sfiliamo tra un paio di transenne, superiamo i cartelli, leggiamo i divieti. La polizia ci guarda impettita e sorniona.
È la giornata dei banchetti informativi. C'è pochissima gente. Il professore che ci ha accompagnato ne prepara uno: un'associazione universitaria, l'ennesima. L'ha chiamata canary (canarino) e si propone di accrescere la consapevolezza su quel che avviene in Sud America.
Adocchiò degli acquisti interessanti e la mattinata scorre mentre leggo le frasi sugli stickers e i pins: mai visti così tanti. Ne compro qualcuno sperando che pure quel poco denaro vada a sovvenzionare un qualsiasi movimento, ma non ne sono così certa. Anche qui vige la legge del mercato.
Tuttavia gli stand interessanti non mancano: sono un numero limitato, ma sufficiente a coprire lo spazio concesso. Nel mezzo alcune persone sdraiate ricordano le vittime dei militari statunitensi.
Suggerisco un caffè al banco del commercio equo e solidale. Un american coffee per due dollari e qualche prodotto appoggiato su un banchetto che non fa invidia nemmeno ai verdi di Como. La ragazza dietro il tavolo inizia a parlarci della provenienza del prodotto, di come sostiene le piccole cooperative e bla bla bla. Le vorrei dire che un'idea di cosa sia il fair trade già l'avrei, ma il compagno guatemalteco del docente mostra stupore ed io sorpresa dalla sua “primordiale” curiosità chiedo di acquistare la tisana di rooibos poggiata davanti a me. Mentre controllo gli ingredienti, contenta di averla finalmente trovata vengo informata che non è in vendita, solo per esposizione.
Primo attacco nostalgico: garabombo, encuentro, l'isola che c'è... homesick!
In fondo alla strada c'è un palco,una ragazza vestita in stile hip-hop spiega della grande esperienza provata l'anno precedente scavalcando la rete, the fence. Dice che se si presenteranno cinquanta persone a farlo con lei, ripeterà l'opera. L'invito non verrà accolto (per chi supera il limite ci sono mille dollari di multa o fino a sei mesi di reclusione). Poi dei gruppi si alternano davanti a persone che non ballano. Lo superiamo e ci troviamo presso il cancello ultimo.
Alcuni sono seduti, poggio il sedere per terra pure io.Attraversiamo le due carreggiate. Presto il rumore di una musica ballabile mi porta sotto il palco. Con poche decine di persone mi muovo, finalmente.
In tutto il pomeriggio non ho sentito uno slogan, un coro, niente. Greg mi spiega che manca una leadership. Ammicco con un «because you're used to be fed». Penso agli altoparlanti in mano agli studenti che se lo contendono per urlarci dentro, agli striscioni, ai carri dei collettivi.
Secondo attacco nostalgico: hasta siempre, ...ora e sempre disobbedienti, bella ciao... homesick!
Ma mentre torniamo al banchetto del Canary, mi giunge alle orecchie un ritmo conosciuto, mi blocco, faccio il ritmo con la voce ed è quello giusto, stringo il braccio di Greg fermandolo. Continuo quel ritmo mentre il mio amico non capisce. È lei, è lei e ho ragione. Il ritornello di "Bella ciao" arriva forte e chiaro se pur storpiato da un forte accento americano. Marcia indietro correndo, saltellando, soprattutto cantando. Proud of being Italian, ma nessuno capisce e Greg mi segue nel delirio, ignaro dell'importanza. Sono quasi sotto il palco e se m'invitassero la canterei al microfono, se non altro per salvarla dal forte accento yankee e non limitarla al ritornello.
Più tardi con orgoglio spiegherò che «you have such a lack of slogans, songs that you have to import our song!» anche se il mio interlocutore non si merita di sentirsi rivolgere tali parole e per giorni ripete che a N.Y è, e sarebbe diverso.
La sera andiamo in un centro di congressi dove si tengono incontri vari e ancora della musica: campa cavallo che l'erba cresce. Mi spiace per loro.
Terzo attacco nostalgico: fa' la cosa giusta, gas, incontri vari pro pace nelle parrocchie e nelle circoscrizioni o sedi dei partiti... homesick!
Domenica 23 Novembre
Sin dalla sera prima mi hanno detto che vedrò più gente, è quello il giorno della SOA vigil.
Assisto ad una veglia che commemora le vittime delle torture, degli abusi di potere, dell'ingiustizia. La massa di gente è per fortuna veramente aumentata, ma sono un nulla se penso che la protesta ideata da Padre Roy Bourgeois (un prete cattolico che proprio in questi giorni rischia la scomunica per aver appoggiato l'ordinazione al sacerdozio di alcune donne) con la creazione del "School of the Americas watch", riguarda tutti gli Stati Uniti.
E se non bisogna dimenticare che fino a qualche anno fa essere di sinistra da queste parti equivaleva ad essere considerati comunisti, cioè il male estremo, guardando i veterani e gli hippies datati da cui sono attorniata mi chiedo dove siano i loro figli, i loro nipoti, qualcuno avranno pure cresciuto!
Seguo la folla che questa volta in coro ripete no mas, no more, we cry e presente per le vittime nominate, come ben riportato sul programma trovato sia in albergo sia in loco. A dirigere il traffico della folla alcuni attivisti con dei cappellini rossi. Anche questo con altri dettagli è riportato nel programma: -Processions Guides, wearing red caps, will help direct you-.
Americani: non ci si può far niente se non hanno tutto esplicitato pare siano fottuti. Sorrido.
We cry. Ammetto che in alcuni momenti sento anche empatia e l'atmosfera si fa commovente: intrisa di giusta tristezza.
*Nella foto seguente al centro: Father Roy Bourgeois
Mezzogiorno è l'orario scelto per ripartire, mentre attraversiamo il parcheggio cercando di capacitarci che è vero, dentro quella scuola sono stati addestrati degli assassini e solo ventimila persone si sono indignate seconda la stima riportata in giornata (8500 secondo la polizia) ci fermiamo davanti all'ennesimo paradosso, come in un film...Mi sorge il dubbio se mi sia più facile reperire una beretta oppure una tisana al rooibos...
21 novembre 2008
SOA vigil (cliccateci sopra per info)
20 novembre 2008
on strike
Dopo l'ennesima fastidiosa mail della collega rumena che mi ricordava i compiti lavorativi in questi termini:
In conclusione, cercando di essere piu' chiara, vorrei ribadire che le priorita' del TA (confermate anche dagli altri professori) sono in quest'ordine: l'assistenza ai corsi d'italiano (include la Tavola e il Circolo), la preparazione per i propri corsi e solo alla fine, qualsiasi altra attivita' lavorativa o no. Di nuovo, penso che gli incontri che Liliana fa con gli studenti a Women Center siano un'ottima idea, ma allo stesso tempo, nella mia visione, queste sono attivita' extra, un di piu' a quello che organizziamo noi tutte in quanto dipartimento e non mi sembra giusto prendere ulteriori impegni alla stessa data.
A presto,I.
Ho deciso di dare priorità una volta tanto alle mie esigenze, perciò dopo averle scritto in modo gentile chiedendo quali siano le mie precise responsabilità (nessuno ne è certo tranne lei e sono persino stata invitata a dare dei consigli) e averle reso noto di aver abbondantemente lavorato alla traduzione di alcune poesie con gli studenti per un evento di reading internazionale tenutosi ieri sera (una figata!), ho annunciato quanto segue:
Lunedì prossimo dovrò sostenere un esame di letteratura americana. Pertanto questa settimana mi vedo costretta a cancellare gli appuntamenti settimanali (seguiti da giudizio) con gli studenti: sarà mia premura informarli direttamente. Darò a chi vuole la possibilità d'incontrarsi con me nei giorni che precedono il Thanksgiving.
A risentirci.
Ecco la sua risposta:
E' molto vero che la Professoressa Francesca Seaman e' la titolare della cattedra d'italiano e ovviamente ha piu' esperienza anche nel lavoro coni TA. Allo stesso tempo, nelle universita' americane (questa e' un'altra differenza culturale), un'insegnante (anche part-time, come me) ha pieno controllo sui corsi che insegna e, di conseguenza, sul modo in cui decide di organizzare il sillabo e le attivita' per gli studenti. Quindi, nella collaborazione con il TA, anche un'insegnante part-time come me dovrebbe avere lo stesso peso di un professore titolare (come confermato anche dagli altri professori della stessa Subcommittee).
Ammetto la mia colpa: nonostante questo sia il settimo anno da quando insegno in un'universita' americana, non ho molta esperienza di lavoro con i TA, quindi e' possibile che non sia stata chiara. In quanto riguarda le conversazioni settimanali, esse sono incluse nel sillabo e le consideriamo una parte molto seria per la preparazionedegli studenti, anche se presentate in veste di "chiacchierata informale", quindi gli studenti DEVONO fare questo "compito". Non avendo work-book cartaceo da correggere (di solito molti professori assegnano ai TA il compito di correggerli), abbiamo deciso con Tamara di far fare a Liliana queste conversazioni settimanali, pensando a quanto possanoessere benefiche per gli studenti.
Nonostante i piccoli problemi iniziali, credo che siamo tutte e tre d'accordo che queste conversazioni sono un successo e abbiamo delle risposte positive da parte degli studenti sull'utilita' del lavoro e sulla tua interazione con loro, Liliana.
Percio', anche se hai considerato che le tue responsabilita' settimanali in quanto TA ti impediscono di prepararti per i tuoi corsi, avrei preferito che me lo avesti detto in tempo e consultato con noi prima di prendere la decisione (mi chiedo se Tamara ne sappia qualcosa), cosi' avrei potuto organizzarmi meglio per questo lavoro di cui sono responsabile e per cui gli studenti si sono preparati. Mandami, per favore, i giudizi per gli incontri delle ultime due settimane. In bocca al lupo all'esame.
I. L.
**Lascio i commenti sulla correttezza sintattica e ortografica di questa insegnante universitaria di italiano (part-time che ben s'intenda) alla vostra bontà
Ho deciso che prima di andare a sostenere l'esame di lunedì mi butterò del sale dietro alla schiena perché un suo augurio equivale a sfiga immane, come ho già sperimentato.
Sarebbe buona cosa, inoltre, informare la saccente rumena, che ho cercato di capire e finanche compatire, invano, dato il suo atteggiamento, di accendere un cero ringraziando i Santi per non aver trovato una leghista nel ruolo di TA, altrimenti avrebbe già provato la paura di vedersi appiccare un fuoco somewhere...
Tra l'altro sia l'una che l'altra insegnante non mancano di fare errori negli stessi esercizi proposti, per i quali gli studenti mi chiedono aiuto... e come faccio a mentire dicendo che, sì, la frase "Hai visto Ferdinando ed io?" è giusta??? Ho bisogno di tanta pazienza, ma sta per finire. E pensare che l'anno scorso spiegavo Svevo... sigh sigh sob sob
16 novembre 2008
Hoosier Obama's Victory
"Oh my goodness - we are all overwhelmed! for me, it's mixed emotions. i am very pleased of course, but he has been left with a real mess to try to sort out. we are all going to have to help him succeed in doing that. i don't quite know how to help him do that yet.thanks for your interest - the international response makes me very hopeful that the american reputation may be salvaged after bush."
judith (segretaria del dip. di lingue moderne all'Università, 50 anni circa, origini europee)
"As for the election...I voted for Barack Obama. I believe in him, and for the first time in my life, I believe in the American government. I was filled with so much inspiration and just all around hope that everyone will soon be equal in the eyes of all Americans. Barack may not be the most experienced President in American history, but he is an excellent speaker and a human being I believe that we can all look up to. America needs that more than anything right now. Also, we need a person representing us that other countries believe in. I believe, along with many fellow Americans, that Barack Obama is that person. I can say from here on out, politics will mean more to me than ever, I will pay attention to what goes on around me, and I will look at things even more openly than I have in the past. Nothing but the best of thoughts run through my mind in this time period of my country. I am proud to be an American."
Anche in Indiana, dunque hanno vinto i democratici (l'ultimo presidente democratico che vinse qui fu Lyndon B. Johnson nel 1963).
E, infatti, come ha riportato anche l'Indianapolis Star, Obama ha conquistato il consenso dei "first-time voters (fra questi gli studenti), blacks, voters worried about the economy and more than a few Republicans".
Anche tra gli studenti ci sono i repubblicani e non pochi sono stati gli studenti del corso di italiano che hanno scelto di votare a destra. Una ragazza mi ha detto di essere contrario all'aborto. Alcuni mi hanno spiegato che McCain, come veterano di guerra, sarebbe stato un uomo più adatto e capace di organizzare il rientro delle truppe: "He knows how to do it". Altri hanno timore per il loro paese, sentono il bisogno di essere difesi, meglio, difendersi.
Gli insoddisfatti si devono comunque rassegnare: il governo non cadrà qui. Non mancano però quelli preoccupati per la "salute" di Barack...
12 novembre 2008
Per quelli che non ci credevano
10 novembre 2008
L'idraulico di Greencastle
Ho attraversato con pochi passi il soggiorno-salotto-cucina e guardato il water malconcio. Funzionerà? Tiriamo l'acqua, ho pensato. E il già alto livello del liquido contenuto nella tazza (qui la usano piena per un terzo) è andato aumentando. Lentamente. “Finirà” mi sono augurata. Al contrario. Sempre più piena, colma... l'acqua ha iniziato a uscire e ad allagare il bagno...
“Merda”. Un balzo sul telefono: ho composto l'unico numero che sapevo, pigiato lo “0”, Public Safety.
Fortunatamente, una volta appesa la cornetta, la fonte si è esaurita. L'idraulico è arrivato dopo circa una ventina di minuti.
Erano in due, è rimasto il più giovane che ha inserito la solita ventosa nell'incavo. Io spargevo fogli di scottex sul pavimento.
Non potevo non sfruttare la troppo ghiotta occasione...
- Are you an employee of DePauw or does University just call you in case of need? -
- No I work for DePauw” - (faccio indagini serie, eh eh ;-)
- May I ask you... what do you think about the election? -
Rossore sul suo viso
- I'm not really interested in politics -
Aggrotto un po' la fronte...
- As you noticed I'm not from here, I'm just trying to understand... What do you think of this victory?-
Sorrido e lui forse capisce da che parte starei se fossi americana oppure si sente rassenerato dalla spiegazione semplice.
- I'm happy. My friends worked a lot for the Obama's campaign and they're so proud that I'm voted for him. Yes I'm confident... - e continua con un monologo che non termina nemmeno al rientro dell'altro addetto, quello più anziano.
Così tra la cucina e il bagno nasce un mini dibattito post elettorale. Il giovane ormai ha preso coraggio, è lanciatissimo. Il vecchio più restio, non si sbilancia e io tengo in bocca le domande per rispetto. Afferma che si vedrà. Non mi sembra particolarmente entusiasta, ma chi può dirlo.
Un idraulico a Greencastle ha votato democratico dunque, ma è giovane e non lavora in proprio.
Dagli studenti e qualche amico ho ricevuto varie risposte interessanti. Scriverò.
"Why Indiana turned blue" titolava il "The Indianapolis star" giovedì 6 novembre. Riporterò.
To be continued.
7 novembre 2008
Time for CHANGE
Mi hanno finalmente concesso una singola e per i prossimi mesi condividerò un piccolo appartamento con il Teaching Assistant di tedesco. Anche lui si è spostato dallo studentato dove l'avevano relegato. Abbiamo preso le chiavi lunedì, venuti a vederlo in serata, gran ridere... per non piangere. Non ne siamo proprio entusiasti, ma ci si accontenta. It's ok...
A parte il bagno. Deve essere un'altra sorta di maledizione che m'accompagna quella di riuscire a finire sempre in posti dove il gabinetto si ottura (prima di utilizzarlo!).
Cercando quel quarto di bicchiere pieno: oggi ho conosciuto una delle mie vicine elemosinando l'utilizzo della toilette che la mia vescica non ce la faceva più. Sembra gentile e disponibile.
"Whenever" mi ha esortato, "Actually, I hope to use my bathroom as soon as possible!".
Pure alla doccia manca la tenda così vado a farmela dalle mie ex coinquiline coreane.
Domani V. ha promesso d'inoltrare la richiesta per richiedere le varie riparazioni. Gli ho spiegato che se la scrive lui, abbiamo molte più probabilità di successo. Sperem.
Dunque martedì ho fatto il grosso del trasloco, ma ancora la casa è piena di valigie, scarpe sparse e utensili per la cucina posati qua e là. Devo sistemare pure gli abiti.
Insomma non ho più aggiunto post con l'etichetta "assestamento", ma in realtà questo sembra lungi dal dirsi concluso e il tempo vola, mannaggia scappa!
Nel frattempo sto ascoltando le impressioni della gente sulla vittoria di Obama: per lo più studenti, professori, impiegati dell'università. Spero di raccogliere anche pareri dal paese e conto di scriverne prima che il mio cambiamento sia concluso!
Appendice più tragica che trash (07 Nov, ore 08.30)
5 novembre 2008
YES!!!!!
4 novembre 2008
1 novembre 2008
Halloween: qualche foto.
30 ottobre 2008
Italian Club
Poi la domanda di alcune: Do you think the U.S. are conservative?
Da quanto ho visto e sentito, sì...
A breve la spiegazione di tutto quanto, una summa di mie impressioni, spiegazioni di D. (l'amica italiana di Miami), del German teacher e delle voci degli studenti alla DePauw.
Una ragazza mi ha chiesto persino se gli uomini italiani sono infedeli. Le ho risposto dipende, ci sono entrambi: fedeli e infedeli. Ridendo ha detto menomale "so I am going to look for the italian man of my dreams!". Non me la sono sentita di elencarle gli altri difetti...
18 ottobre 2008
Spiegazione importante (secondo tentativo)
On lili's road come percorso della scrivente, la quale, grazie a parole, note e immagini mostra lati di sé che magari non trasparirebbero nelle due chiacchiere di fronte ad un caffè. Uno di questi può essere la vena malinconica celata con facilità da un sorriso, ma acuita da una tensione verso un obiettivo che manco lei si è ancora figurata e dall'insoddisfazione latente per ciò che fa.
Tuttavia chi ci ha trascorso del tempo lo sa, colei di cui si parla ama stare in compagnia: divertirsi, rilassarsi e appassionarsi di quel che le sta intorno.
Insomma non è che son qui a farmi le pippe mentali perché non ho il mio letto, la mia piccola comoda auto e l'amica con cui fare chiacchierate nella gentil favella davanti a un cappuccio in centro (che comunque sarebbero già buoni argomenti). Quando dai post traspare sofferenza è perché non riesco più a farne ironia.
Dai commenti e i messaggi giunti, temo però che l'intenzione di non appesantire i post, mi abbia allontanato da una precisa descrizione della realtà che sto vivendo.
È ora di recuperare prima che pensiate che sia una depressa cronica.
Leggete e fatevi una mappa mentale. Cercherò di essere il più concisa e oggettiva possibile.
Greencastle, ormai il nome è noto, il paese in cui vivo.
Per avere solo diecimila anime in fondo non è così male, ma è sparso su un territorio troppo vasto che non può essere percorso a piedi.
Vicini (tra i due e i quindici minuti a piedi) ci sono solo il campus, la chiesa, la posta, la banca, un grosso alimentari, un piccolo cinema, qualche rigattiere e due tre locali carini (tra questi il Bluedoor).
Ma detto così appare rispettabilissimo.
Risposta.
Oltre il campus e le case dei residenti solo campi di granturco e soia, soia e granturco. Ciò signifcia che prima di raggiungere Indianapolis, Bloomington o qualche cittadina più grossa dove poter fare degli acquisti, visitare, ascoltare qualcosa o solo cambiare aria, sono necessari un minimo di quarantacinque minuti in auto.
Gli stessi autoctoni mi hanno fatto notare che qui non si indicano le miglia, ma il tempo che si trascorre in macchina. È infatti questo il miglior modo per capacitarsi delle distanze non essendoci altri mezzi di locomozione. Si ignora il trasporto pubblico. Niente bus, pullman o treni. C'è una stazione a circa mezz'ora, ma per i treni merci. Se non hai l'auto sei fottuto: sono fottuta.
Un americano sui sessanta che quest'estate è stato in Italia ha dato questa definizione alle FS: “In Italy the trains are amazing! You can go everywhere!”. Credo l'entusiasmo a riguardo sia esaustivo.
Per fare acquisti di vestiario decenti bisogna andare in qualche mall (shopping center) distante almeno una mezz'ora. Per oggetti vari con prezzi e qualità da studenti c'è un grande centro commerciale a circa dieci minuti d'auto. Due volte alla settimana una navetta parte dal centro del campus piena di studenti internazionali (soprattutto asiatici) e vi si dirige. Tempo concesso un'ora, non di più né di meno. Gli acquisti devono limitarsi allo spazio esiguo. Sinceramente mi pare sempre di essere una detenuta quando sfrutto il servizio. La penultima volta scendendo m'è volato un bottiglione d'acqua che dopo aver faticosamente trasportato ho in un attimo perduto, scappato un bel “vaff...” in italiano che tutti han capito.
Il campus offre attrezzature sportive, biblioteca e mensa. Gli studenti tra i diciotto e i ventidue lo animano organizzando feste dove chi può s'ammazza d'alcool come neppure nella mia prima adolescenza. D'altra parte qui non possono bere sino ai ventuno così dopo recuperano il tempo perduto.
Pure le mie coinquiline hanno sfortunatamente scoperto i parties e hanno iniziato a darne almeno uno a settimana. Forse perché l'ultima volta la mia compagna di stanza rischiava il collasso, sabato scorso hanno sostituito (o unito) l'alcool con la red bull... Mi son cadute palle e occhiaie per terra.
Ho nuovamente chiesto di cercarmi una stanza singola: nonostante l'impegno, la divisione della stanza mi è ogni giorno più difficile.
Mi mancano i miei spazi. I pochi metri quadrati della stanza ornati dal letto a castello mi ricordano talvolta una cella. In aggiunta E. punta sveglie a orari improponibili, salvo poi non sentirle o decidere comunque di non usarle. La sottoscritta però si sveglia e talvolta sconvolta in un confuso dormiveglia s'alza pure!
La casa ovviamente ha solo il necessario: abbiamo persino dovuto acquistare le stoviglie e non abbiamo la lavanderia che faccio dagli amici per evitare i costi di quella a pagamento.
Tra questi disagi devo lavorare (venti ore a settimane tra T.A e Women Center), seguire le lezioni (10 ore a settimane), studiare, rendere conto alla burocrazia statunitense (prevedo un post a riguardo), fare acquisti, cucinare, lavare e sistemarmi (l'appartamento versa in condizioni pietose), cercare di mantenere rapporti con gli amici dentro e fuori il campus per piacere e non rischiare la depressione.
Naturalmente il tutto s'ha da fare in inglese. Fidatevi: non è facile.
Scrivere il blog pure occupa il residuo della giornata.
Fortunatamente domani vado per una settimana a Miami, mi ospita la sorella di un amico italiano (grazie A!;-). Sicuramente una pausa mi farà bene. Speriamo di non finire come nella tremenda pubblicità della nota compagnia di crociere al ritorno.
Tempo e connessioni permettendo darò aggiornamenti dall'on the road, ma prometto che non sacrificherò nemmeno mezzo raggio di sole per lo schermo del lap top. Dunque vedremo.
11 ottobre 2008
University's Inauguration fotos
Alle nove poi hanno persino fatto i fuochi d'artificio.
Pensiero: ma invece di sperperare i soldi in questo modo, non potrebbero pagare di più la sottoscritta??? o almeno farla vivere più decorosamente...
(In settimana è piovuto: permane il problema dell'acqua in casa)
