Visualizzazione post con etichetta sfiga. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sfiga. Mostra tutti i post

28 gennaio 2009

Ecche culo!

Domenica 25 gennaio
(n.d.r. non fatevi ingannare dalla prima parte, procedete)


Ore 13.00


Eppure ce n'erano stati di segni premonitori: la tarda risposta dell'università, la scoperta del ridicolo compenso che mi sarebbe stato corrisposto e niente board. La lotta per ottenere l'assicurazione medica.
Non ho mollato: volevo partire.
All'inizio di agosto altre premonizioni: un taglio troppo deciso della parrucchiera, alla quale era stata chiesta solo di togliere le doppie punte, ha praticamente dimezzato la mia chioma provocando ripercussioni sul mio umore; il mal di denti manifestatosi una prima volta in luglio e poi acutizzatosi pochi giorni prima della partenza.
Nonostante il timore di dover ricorrere a un dentista americano, non ho desistito, sono partita.
In aereo ferma a New York scrivo mentre aspetto di partire per tornare a Indianapolis e se non scrivessi mi verrebbe da piangere.
New York mi è piaciuta molto, ma è stata l'ultima tappa e, colpa il freddo e la stanchezza, non me la sono goduta come avrei voluto.

Il viaggio non è certo andato male, ma lo ricorderò come un'esperienza interessante più che bella. Di certo piuttosto faticoso con rare soddisfazioni e parecchia amarezza. Il maltempo non ha aiutato a rendere più apprezzabile il regno del fast food pronto al collasso.
Sicuramente ero partita già stanca, stressata e con troppe aspettative: speravo che andando a zonzo sarei riuscita a risalire la china trovando l'America musicale di cantanti come il Boss, della letteratura Beat (ma non solo), di certi film... Cose che mi avevano detto stare sulla west coast.
Probabilmente non ero stata capita, gli statunitensi sono troppo assuefatti al loro modus vivendi per rendersene conto. O forse devo lasciare decantare le immagini e poi cercare nel fondo di bottiglia. Vedremo, ciò che ho realizzato è che noi europei, noi italiani forse ancor di più, abbiamo un punto di vista che è semplicemente tuttaltro rispetto a quello statunitense perciò a volte la comprensione si fa veramente complicata e la malinconia avvolge facilmente la mente.


Triste e stanca (sarà per il taglio che mi è stato fatto ad agosto che ogni cosa qui mi sembra di così difficile realizzazione?) aspetto la partenza su un aereo diretto a Boston pregando che non tardi dato che ho poi la coincidenza con quello per Indianapolis dove alle cinque e mezza ho l'unico passaggio trovato dall'areoporto alla DePauw (se lo perdessi avrei una distanza di quaranta miglia da coprire a piedi o in autostop).


Ore 17.00

Il tempo di chiudere la parentesi e mi è stato detto che dovevo cambiare aereo. Il volo per Boston delle 13.00 era stato cancellato. Il prossimo sarebbe partito alle 14.00 facendomi quindi perdere la coincidenza.

Al special desk service mi hanno dato tuttavia un'ottima notizia: sarei partita un'ora e mezza dopo con un diretto che mi avrebbe fatto raggiungere l'Indiana persino in anticipo rispetto all'altro. Cioè alle 17.00, qui meglio dette 5 pm.
Sono ora le 17.00 o 5 pm come diamine si vuole chiamarle e sto per la terza volta tentando di lasciare La Guardia airport di New York (quasi quasi scendo e resto qui... non fosse che ho tutto a Greencastle e nessun posto dove andare a NYC).


Il secondo volo in realtà era partito puntuale, ma una volta addormentatami ero stata svegliata dal pilota che ci annunciava il rientro (dopo una buona mezz'ora di volo) a La Guardia airport per problemi meccanici del velivolo.
Ho sperato di aver frainteso, "mesi che piglio fischi per fiaschi, avrò capito male pure 'sta volta". Inoltre i passeggeri mi sembravano troppo tranquilli alla notizia.
Purtroppo la mia comprensione era stata corretta.

Tornati all'areoporto mi hanno assegnato un altro posto sul volo successivo (questo).
Ora sono in cielo e il mio laptop nella stiva: il trolley non ci stava sotto il sedile così l'assistente di volo me l'ha requisito ed io che nel mentre stavo cercando un nuovo passaggio per Greencastle, esausta, ho realizzato troppo tardi che avrei potuto toglierlo dalla borsa. Lei si è scusata per essersi dimenticata di avvertirmi, detto comunque di non preoccuparmi. Facile!

Se state leggendo queste righe probabilmente il mio portatile è salvo (come auspico) oppure sto battendo i tasti di un computer altrui. - Fortunatamente si è realizzata la prima ipotesi -

Anche questo aereo ha avuto qualche problema nel partire. Il capitano si è scusato. I passeggeri non hanno replicato. Al contrario prima di imbarcarmi ho incrociato due americane che sorridendo hanno affermato quanto fossimo state fortunate a trovare dei posti sul volo successivo "We're so lucky that the next flight isn't full!"
- ECCHE CULO! - avrei risposto se avessero capito italiano! - Ecche culo che l'aereo non è caduto dato che la compagnia è la medesima di quella dell'incidente a New York della scorsa settimana! - (U.S airlines: la sconsiglio per altri ritardi e noie sperimentate dalla sottoscritta).
Anyway, Americans (forse è questo il modello di ottimismo che suggerisce il cavaliere, impariamo!).
Ho risposto che quello era il mio terzo tentativo.
Sto volando, olGrassettotre le nubi con un nuovo passaggio trovato casualmente sull'aereo: un'altra studentessa torna al campus.
Seduta di sbieco con i piedi appuntati sul sedile davanti a me scrivo sul moleskine appoggiato sulla coscia destra, ho già riempito alcune pagine di febbraio e marzo 2008 e il titolo originale di questo post doveva essere "Resoconto emotivo", ma per ora ve lo risparmio. Ecche culo (veramente).

A breve flashback e souvenirs dal viaggio.


Sfiga in appendice
: atterrata all'aeroporto, non ho ricevuto il mio bagaglio, era stato mandato forse a Filadelfia. Ad ogni modo mi è stato consegnato quella stessa sera verso l'una. Again: Ecche culo!

4 gennaio 2009

The american way

Scrivere durante il viaggio è più complesso di quanto pensassi soprattutto se non si è soli. Siamo in cinque, dunque mi trovo tutt'altro che per i fatti miei come sono solita.

Viaggiare in più persone ha i suoi pro, soprattutto quando qualcuno si occupa degli itinerari, qualcun altro ti dice che bus prendere e quali vie percorrere. Ma divento pigra e seguo senza curarmi dei nomi delle vie e delle piazze, rischiando perciò di osservare meno la città.
Lo svantaggio maggiore è però dato dal gruppo in sé che limita per sua natura la possibilità di conoscere gente.
Stanotte ho dormito malissimo e mi sono alzata molto prima del solito, l'ostello era vuoto e silenzioso, ma ho incrociato un inglese simpatico, di Cambridge che mi ha fatto un po' rimpiangere i miei lonely on the road.

Tra l'altro giro con quattro ragazzi: due dei quali (mio fratello e il suo amico) ogni tanto vorrebbero vedermi scomparire temendo che qualche donzella vedendoci mi scambi per la loro fidanzata, mentre gli altri due mi eliminerebbero volentieri perché non mi tollerano. Pensano che parli troppo e gli danno noia le mie pretese di dividere le spese così come alcune mie idee o atteggiamenti. Sto cercando di limitare i miei eccessi per rendere l'atmosfera piacevole, ma non è facile. Il maltempo e il freddo pure ostacolano la mia rilassatezza.
Più i giorni passano più mi ripropone la sensazione che qualsiasi cosa organizzi o faccia qui diventi complicata e mi riduca ad essere altro da ciò che sono...

Il mio oroscopo di Brezsny sembra nuovamente essere adatto:
Pesci (19 febbraio - 20 marzo)
Cosa ti costerebbe collaborare con le forze del cambiamento? Ma non in modo rassegnato e risentito. Non con un senso di sconfitta, desiderando che tutto resti sempre uguale. E cosa dovresti fare, invece, per adattarti con entusiasmo ai cambiamenti in arrivo? Come potresti imparare a essere grato e felice per l’eterno fluire delle cose? Il tuo compito nel 2009, Pesci, sarà diventare un surfista esperto per cavalcare le magnifiche, allegre, gioiose onde della vita.
(Original version: What would it take for you to collaborate with the forces of change? Not in a resigned, resentful way. Not with a sense of defeat, wishing things could stay the same forever. Rather, what would you have to do in order to feel eager about adjusting to the ongoing shifts? Is there any way you might even learn to experience exhilaration and gratitude in the face of the eternal flux? Your assignment in 2009, Pisces, is to become an expert surfer of the beautiful, playful, blessed waves.)

Le visite sono interessanti, ma anche in California dove fin'ora siamo prevalentemente stati non riesco a trovare quell'America letta in certi libri e vista in certi film. Gli States che desidero visitare fanno dunque parte solo di quella subculture che come turista non riesco a scovare? Non sono l'unica a provare queste sensazioni, mio fratello ha confessato di essere deluso nonostante sia contento del viaggio.

Per ricapitolare le tante miglia percorse.
Dopo San Diego siamo andati a Las Vegas. Appena arrivata ne sono stata entusiasta provando le stesse sensazioni di quando da bambina entravo a Gardaland. Mi sembrava di essere in una mega opera pop, alcuni alberghi mi ricordavano quelle sorte di pseudo-palazzi gonfiabili dove i bimbi saltano divertendosi tantissimo. Però a Las Vegas non si salta, si sta seduti davanti a un tavolo o a una slot fumando, giocando, qualche volta vincendo più spesso perdendo mentre troppe luci illuminano l'inutile. Qualche ora è sufficiente non solo a visitarla, ma pure per sposarsi con uno dei tanti pacchetti proposti dagli alberghi che ospitano le wedding chapel.

I miei compagni di viaggio non hanno nemmeno acconsentito a farsi fotografare con me all'interno della cappella: "It's a joke guys!". Invano: mancano di spirito i giovani o...


Il giorno dopo Grand Canyon con la neve. Guidare nel deserto ha dato soddisfazione, limitarsi a vedere gli ammassi rocciosi coperti di neve, da un sentiero in mezzo ad altri turisti infreddoliti che come noi avevano pagato 25 $ per avere accesso al parco, meno.

Terza tappa Los Angeles dove abbiamo festeggiato Natale in un American bar a fish and chips. Il maltempo ci ha seguito e nello squallido ostello dove abbiamo alloggiato è mancata l'acqua calda per i primi tre giorni. Due docce in cinque giorni e dormito quasi vestita, ma L.A. m'è piaciuta. Le vie principali di downtown ospitano bei grattacieli da tipica città statunitense mentre altre aree fanno desiderare una vacanza estiva.

Il nostro alloggio era a Venice Beach, posto carino, ma particolare, forse quartiere alternative e non particolarmente ricco dato i personaggi che l'hanno affollato nel primo giorno di sole.

Col bel tempo l'indice di apprezzamento è sicuramente aumentato e finalmente c'era aria da "sognando California".



*Qui sono sulla spiaggia di Venice Beach nel giorno che ritengo il migliore sin'ora. Sole e mare hanno permesso una felice rilassatezza. Inizio a pensare che per la mia salute psicofisica mi dovrei trasferire al mare.

A qualche miglia di distanza Santa Monica e Beverly Hills, quest'ultimo è veramente bello. Sicuramente ricco, ma non kitsch come invece lo è Holliwood che mi ha lasciato quantomeno perplessa. Inoltre Beverly hills è stato l'unico posto dove ho sentito forte l'atmosfera natalizia, in tutte le altre città, infatti, gli addobbi erano minimi e miseri.

E se i pesanti lampadari sistemati sulla via principale di Beverly hills erano forse un po' eccessivi, li ho comunque preferiti al nulla di altre zone o all'atteggiamento "politically correct" della DePauw university che per non rischiare di offendere chi non è cristiano ha deciso di eliminare le decorazioni. Infatti prima di partire, nel midwest più conservatore quasi nessuno mi ha augurato Merry Christmas, ma Good holidays. E davanti al mio Why? mi è stato fatto notare che Christmas contiene il nome Christ. Le assurdità di questo paese vanno ingigantendosi ai miei occhi.

Il 30 siamo arrivati a San Francisco: an amazing city. Al contrario delle metropoli statunitensi e' compatta con un sali-scendi di strade e mezzi di trasporto che sembrano efficienti. L'architettura vittoriana a pochi blocchi dagli alti grattacieli colpisce piacevolmente il visitatore che resta affascinato anche dai bei quartieri lungo la baia.
San Francisco e' proprio bella, forse ci vivrei se non fosse per le solite caratteristiche che la omologano al resto degli States, tra le quali vi e' un altissimo numero di mendicanti (qui soprattutto black people).
Mi sembrano molti di piu' rispetto a quelli che ci sono nelle citta' italiane, ho chiesto ad altri conferma e l'ho avuta. Ho persino incontrato il mio coinquilino V., anche lui qui di passaggio, e suo fratello ha spiegato che nemmeno a Vienna ce ne sono cosi' tanti.
Inoltre la maggior parte di questi personaggi senzatetto sono pure weird and maybe scary, devo ammettere che mi fanno un certo effetto.
L'ho detto a G., lui mi ha risposto che molti di loro sono ex soldati "This is the way our state treats the soldiers after using them...". Triste.
Nonostante cio' ci stiamo godendo la citta' e qui abbiamo stappato lo spumante il 31 trasgredendo la legge che vieta di bere per strada.
Abbiamo fatto la spesa, cenato in albergo (stupendo gli altri ospiti per la mole di cibo acquistato!), andati in un bar e poi in piazza dove abbiamo stappato un martini da ben 12 dollari ("perche' compriamo un vino decente!") che dopo un primo sorso si e' andato prosciugando nelle gole di americani sconosciuti. Nessuno di loro aveva del vino: nemmeno a capodanno fanno uno strappo alle regole (tra l'altro assurde!). Nessun botto, nessun fuoco d'artificio. Union Square, la piazza centrale era chiusa: ci siamo tenuti sui margini e non si capiva quando sarebbe arrivata la mezzanotte. Sembrava incredibile fosse la notte dell'ultimo.
V. era a Las Vegas dove si aspettava l'eccesso, mentre ha confessanto una certa delusione.
Certo per le strade di San Francisco la gente era tanta ed incrociandosi si faceva gli auguri. Questa e' una cosa che mi piace degli americani: parlare agli sconosciuti, fare amicizia in un attimo anche se solo per quell'attimo. Adoro il loro saper essere easygoing, molto piu' comune che non da noi.


Le prossime tappe sono Miami, New Orleans e New York, ma potrei scrivere ancora a lungo sulle citta' visitate e insieme potrei unirci tanto altro come ho appena fatto in questo post che perde il capo e la coda, ma pazienza: this is the American way guys!

20 novembre 2008

on strike

Vi annuncio con poca gioia e una certa rabbia da sbollire che da ieri sono entrata in
SCIOPERO.


Dopo l'ennesima fastidiosa mail della collega rumena che mi ricordava i compiti lavorativi in questi termini:

In conclusione, cercando di essere piu' chiara, vorrei ribadire che le priorita' del TA (confermate anche dagli altri professori) sono in quest'ordine: l'assistenza ai corsi d'italiano (include la Tavola e il Circolo), la preparazione per i propri corsi e solo alla fine, qualsiasi altra attivita' lavorativa o no. Di nuovo, penso che gli incontri che Liliana fa con gli studenti a Women Center siano un'ottima idea, ma allo stesso tempo, nella mia visione, queste sono attivita' extra, un di piu' a quello che organizziamo noi tutte in quanto dipartimento e non mi sembra giusto prendere ulteriori impegni alla stessa data.
A presto,I.

Ho deciso di dare priorità una volta tanto alle mie esigenze, perciò dopo averle scritto in modo gentile chiedendo quali siano le mie precise responsabilità (nessuno ne è certo tranne lei e sono persino stata invitata a dare dei consigli) e averle reso noto di aver abbondantemente lavorato alla traduzione di alcune poesie con gli studenti per un evento di reading internazionale tenutosi ieri sera (una figata!), ho annunciato quanto segue:

Lunedì prossimo dovrò sostenere un esame di letteratura americana. Pertanto questa settimana mi vedo costretta a cancellare gli appuntamenti settimanali (seguiti da giudizio) con gli studenti: sarà mia premura informarli direttamente. Darò a chi vuole la possibilità d'incontrarsi con me nei giorni che precedono il Thanksgiving.
A risentirci.

Ecco la sua risposta:

E' molto vero che la Professoressa Francesca Seaman e' la titolare della cattedra d'italiano e ovviamente ha piu' esperienza anche nel lavoro coni TA. Allo stesso tempo, nelle universita' americane (questa e' un'altra differenza culturale), un'insegnante (anche part-time, come me) ha pieno controllo sui corsi che insegna e, di conseguenza, sul modo in cui decide di organizzare il sillabo e le attivita' per gli studenti. Quindi, nella collaborazione con il TA, anche un'insegnante part-time come me dovrebbe avere lo stesso peso di un professore titolare (come confermato anche dagli altri professori della stessa Subcommittee).
Ammetto la mia colpa: nonostante questo sia il settimo anno da quando insegno in un'universita' americana, non ho molta esperienza di lavoro con i TA, quindi e' possibile che non sia stata chiara. In quanto riguarda le conversazioni settimanali, esse sono incluse nel sillabo e le consideriamo una parte molto seria per la preparazionedegli studenti, anche se presentate in veste di "chiacchierata informale", quindi gli studenti DEVONO fare questo "compito". Non avendo work-book cartaceo da correggere (di solito molti professori assegnano ai TA il compito di correggerli), abbiamo deciso con Tamara di far fare a Liliana queste conversazioni settimanali, pensando a quanto possanoessere benefiche per gli studenti.
Nonostante i piccoli problemi iniziali, credo che siamo tutte e tre d'accordo che queste conversazioni sono un successo e abbiamo delle risposte positive da parte degli studenti sull'utilita' del lavoro e sulla tua interazione con loro, Liliana.
Percio', anche se hai considerato che le tue responsabilita' settimanali in quanto TA ti impediscono di prepararti per i tuoi corsi, avrei preferito che me lo avesti detto in tempo e consultato con noi prima di prendere la decisione (mi chiedo se Tamara ne sappia qualcosa), cosi' avrei potuto organizzarmi meglio per questo lavoro di cui sono responsabile e per cui gli studenti si sono preparati. Mandami, per favore, i giudizi per gli incontri delle ultime due settimane. In bocca al lupo all'esame.
I. L.

**Lascio i commenti sulla correttezza sintattica e ortografica di questa insegnante universitaria di italiano (part-time che ben s'intenda) alla vostra bontà


Ho deciso che prima di andare a sostenere l'esame di lunedì mi butterò del sale dietro alla schiena perché un suo augurio equivale a sfiga immane, come ho già sperimentato.

Sarebbe buona cosa, inoltre, informare la saccente rumena, che ho cercato di capire e finanche compatire, invano, dato il suo atteggiamento, di accendere un cero ringraziando i Santi per non aver trovato una leghista nel ruolo di TA, altrimenti avrebbe già provato la paura di vedersi appiccare un fuoco somewhere...

Tra l'altro sia l'una che l'altra insegnante non mancano di fare errori negli stessi esercizi proposti, per i quali gli studenti mi chiedono aiuto... e come faccio a mentire dicendo che, sì, la frase "Hai visto Ferdinando ed io?" è giusta??? Ho bisogno di tanta pazienza, ma sta per finire. E pensare che l'anno scorso spiegavo Svevo... sigh sigh sob sob

10 novembre 2008

L'idraulico di Greencastle

Nel weekend il mio nuovo coinquilino ha incontrato sua nonna, negli States per una conferenza, a Nashville. Prima di andarsene ha detto di aver inoltrato la richiesta per le riparazioni, sarebbero arrivati nel pomeriggio.
Tornata a casa verso sera speravo avessero risolto il problema.

Ho attraversato con pochi passi il soggiorno-salotto-cucina e guardato il water malconcio. Funzionerà? Tiriamo l'acqua, ho pensato. E il già alto livello del liquido contenuto nella tazza (qui la usano piena per un terzo) è andato aumentando. Lentamente. “Finirà” mi sono augurata. Al contrario. Sempre più piena, colma... l'acqua ha iniziato a uscire e ad allagare il bagno...
“Merda”. Un balzo sul telefono: ho composto l'unico numero che sapevo, pigiato lo “0”, Public Safety.
Spiegato l'accaduto, detto “fate in fretta”: già mi vedevo deambulare sulla moquette fradicia e non era una bella immagine.

Fortunatamente, una volta appesa la cornetta, la fonte si è esaurita. L'idraulico è arrivato dopo circa una ventina di minuti.
Erano in due, è rimasto il più giovane che ha inserito la solita ventosa nell'incavo. Io spargevo fogli di scottex sul pavimento.
Non potevo non sfruttare la troppo ghiotta occasione...

- Are you an employee of DePauw or does University just call you in case of need? -
- No I work for DePauw” - (faccio indagini serie, eh eh ;-)
- May I ask you... what do you think about the election? -
Rossore sul suo viso
- I'm not really interested in politics -
Aggrotto un po' la fronte...
- As you noticed I'm not from here, I'm just trying to understand... What do you think of this victory?-
Sorrido e lui forse capisce da che parte starei se fossi americana oppure si sente rassenerato dalla spiegazione semplice.
- I'm happy. My friends worked a lot for the Obama's campaign and they're so proud that I'm voted for him. Yes I'm confident... - e continua con un monologo che non termina nemmeno al rientro dell'altro addetto, quello più anziano.

Così tra la cucina e il bagno nasce un mini dibattito post elettorale. Il giovane ormai ha preso coraggio, è lanciatissimo. Il vecchio più restio, non si sbilancia e io tengo in bocca le domande per rispetto. Afferma che si vedrà. Non mi sembra particolarmente entusiasta, ma chi può dirlo.

Un idraulico a Greencastle ha votato democratico dunque, ma è giovane e non lavora in proprio.

Dagli studenti e qualche amico ho ricevuto varie risposte interessanti. Scriverò.
"Why Indiana turned blue" titolava il "The Indianapolis star" giovedì 6 novembre. Riporterò.

To be continued.

7 novembre 2008

Time for CHANGE

Il 4 novembre, mentre l'America cambiava presidente, io cambiavo stanza.

Mi hanno finalmente concesso una singola e per i prossimi mesi condividerò un piccolo appartamento con il Teaching Assistant di tedesco. Anche lui si è spostato dallo studentato dove l'avevano relegato. Abbiamo preso le chiavi lunedì, venuti a vederlo in serata, gran ridere... per non piangere. Non ne siamo proprio entusiasti, ma ci si accontenta. It's ok...

A parte il bagno. Deve essere un'altra sorta di maledizione che m'accompagna quella di riuscire a finire sempre in posti dove il gabinetto si ottura (prima di utilizzarlo!).
Cercando quel quarto di bicchiere pieno: oggi ho conosciuto una delle mie vicine elemosinando l'utilizzo della toilette che la mia vescica non ce la faceva più. Sembra gentile e disponibile.
"Whenever" mi ha esortato, "Actually, I hope to use my bathroom as soon as possible!".
Pure alla doccia manca la tenda così vado a farmela dalle mie ex coinquiline coreane.

Domani V. ha promesso d'inoltrare la richiesta per richiedere le varie riparazioni. Gli ho spiegato che se la scrive lui, abbiamo molte più probabilità di successo. Sperem.

Dunque martedì ho fatto il grosso del trasloco, ma ancora la casa è piena di valigie, scarpe sparse e utensili per la cucina posati qua e là. Devo sistemare pure gli abiti.

Insomma non ho più aggiunto post con l'etichetta "assestamento", ma in realtà questo sembra lungi dal dirsi concluso e il tempo vola, mannaggia scappa!

Nel frattempo sto ascoltando le impressioni della gente sulla vittoria di Obama: per lo più studenti, professori, impiegati dell'università. Spero di raccogliere anche pareri dal paese e conto di scriverne prima che il mio cambiamento sia concluso!


Appendice più tragica che trash (07 Nov, ore 08.30)
ore 08.00 mi sveglio e, dopo tanto ritardo, ho il ciclo... ho bisogno della toilette. Faccio capolino fuori dal mio appartamento: tutte le altre porte sono chiuse. Dato l'orario mi scoccia bussare a qualcuno. Sciacquo la faccia. Pigiama sotto, pantaloni e felpa sopra. Cappuccio calato il più possibile.
Faccio pipì all'Asbury hall l'edificio universitario più vicino. Se fossi in campeggio avrei un bagno più vicino. Invece manco un bosco in zona. Sfiga. Take it easy: how?

24 ottobre 2008

Iettatura

Oggi 24 ottobre 2008: mio sesto giorno in Florida, nella stagione che dovrebbe essere la migliore (soleggiata e asciutta), patisco l'ennesima giornata di maltempo. Le previsioni danno ulteriori temporali nel pomeriggio.
Inizio seriamente a pensare che la sfiga non è una motivazione sufficiente, ci deve essere dell'altro, qualcosa di malefico.
Sono giunta alla conclusione che le mie colleghe mi stanno facendo una bambolina voodoo. Nel sortilegio ritengo inoltre probabile la collaborazione della docente italiana (cfr. post 7 ago 08, "Prepartenza con partenze") che, tornata a Greencastle venerdì scorso, ha fatto precedere l'arrivo da una mail nella quale mi chiedeva una mano per curare i suoi cinque (5!) figli durante il week-end. Le ho detto dove sarei andata.
Ha ragione mia madre bisogna stare zitti: l'invidia è una brutta bestia e alcune persone sono veramente capaci di farti il malocchio.
L'aspetto e l'atteggiamento delle donne sopracitate avrebbero messo in allerta chiunque, io, al contrario, ho condiviso la mia gioia in modo ingenuo, inconscio e sincero.
Maledetta me e le mie convinzioni positiviste!
Giuro che non snobberò più le credenze popolari, se sopravvissute per secoli avranno il loro bel perché!
Ora sconto la pena che non mi merito, piegata ogni tanto da fitte alla pancia per cui do la colpa al ciclo in arrivo, ma ora capisco che pure il continuo trapano dei lavori in corso dove abita D. non è puro caso.
Come si fa a liberarsi da una iettatura?

23 ottobre 2008

Key West

Ieri la mia gentilissima ospite si è persino presa un giorno di ferie per liberarmi dalla mia lazyness e mostrarmi qualcosa oltre la spiaggia più vicina a casa.

Così verso le nove e mezza eravamo in auto dirette a Key West. L'ultima selle isole Key dove si trova il punto più a sud degli Stati Uniti, da dove, nei giorni, più limpidi si può persino vedere Cuba. Naturalmente era nuvoloso, anzi minacciava pioggia, quella che è arrivata.


Descrizione di D. a tre quarti del tragitto.
"Ottobre e Novembre sono i mesi migliori in Florida: non piove praticamente mai... sì, devi essere tu. I temporali si concentrano in Giugno e Luglio, ma oggi non ho parole... Hai ragione, sei sfigata. I miei tergicristalli, giuro, non sono mai andati così velocemente!
E poi, pure la pompa. Con tutti i distributori di benzina siamo riuscite a finire nell'unico con la pompa malfunzionante ed estremamente lenta. Dove per altro abbiamo incontrato cinque rednecks (n.d.r. i già citati tamarri che popolano il mid-west caratterizzati dai modi grossolani e dal pickup) del Kentucky, uno dei quali (occhiale a specchio, capello biondo brizzolato e chopper) ti ha fatto notare che, abitando tu in Indiana, siete neighbours! Ahahaha! Ovviamente con pacca sulla spalla per l'apprezzamento. L'Indiana life style ti perseguita."
"Già - ho risposto - come vedi quando mi lamento qualche motivo ce l'ho ihihi..."

Uno sguardo all'orizzonte grigio che non si vedeva e c'è passata la voglia di ridere. "Un giorno di ferie e non vedi un casso!"
Sul punto di tornare indietro (dopo già tre ore percorse) l'acqua ci ha dato una tregua. Siamo arrivate a Key West ed io sono andata a fare le classiche foto da turista nel punto dove speravo di vedere e magari fotografare Cuba, invece mi son dovuta accontentare dell'anomalo storming.




Abbiam colto l'attimo per pranzare con un (e dico uno non a caso) raggio di sole sulla schiena e scattare delle foto per l'isola





che in questo periodo si riempie di turisti, più o meno gay come da tradizione, per un carnival all'insegna di una grottesca volgarità molto kitsch con i suoi lati ironici e divertenti.








Passate davanti al museo di arte dove ho perso tempo a farmi ritrarre in pose intelligenti è ricominciato a piovere, meglio diluviare e ci siamo rifugiate sotto la tenda di un negozio tra un misto di deutsch-redneck.
Oggi che la pigrizia torna a far da padrona me ne andrò a zonzo per South Beach e, complici le nubi, sarò costretta a darmi allo shopping che mi è impossibile in Greencastle (anche quello da povera, tipo un paio di jeans) sperando che il tempo cambi.

Però magari corsettina sulla spiaggia... Nonostante la sfiga se non fossi in me m'invidierei.